Corso Magistratura

Presentazione Corso Magistratura


La filosofia del corso. Il metodo. I punti di forza del corso: il docente unico; il rigore scientifico nella definizione dei concetti giudici fondamentali; semplificazione e chiarezza espositiva; redazione e correzione dei temi; dispense e materiali; un corso "quasi" individuale; i risultati 

 

 
1. La filosofia del corso.

Il concorso per l’accesso in magistratura ordinaria è cambiato nel corso degli ultimi anni. Specie in seguito al decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, che ha mutato i requisiti di accesso e,  di fatto, lo ha reso un concorso di secondo grado, la tendenza delle Commissioni esaminatrici è ormai quella di elaborare tracce non più calibrate sull’ultima sentenza, ma di più ampio respiro, che richiedono una conoscenza approfondita degli istituti, e che presuppongono solide capacità di ragionamento e di argomentazione.

L’esperienza rivela che uno dei “difetti” più facilmente riscontrabili tra quanti si preparano per il concorso (persino dopo molti anni di studio) è la scarsa capacità di definire e di collocare con precisione istituti fondamentali. 
L’attenzione spasmodica alla produzione giurisprudenziale, alimentata dalla (tanto diffusa quanto erronea) convinzione che il superamento del concorso richieda uno studio più “casistico” che “sistematico”, porta spesso ad un risultato paradossale: il candidato conosce l’ultima sentenza, ma è carente sotto il profilo sistematico-ricostruttivo. 
Così, per intenderci, risulta “debole” nel tema la parte dedicata alla presentazione degli istituti, alla ricostruzione delle questioni, alla definizione di concetti giuridici fondamentali. 
Questi punti di debolezza emergono quale che sia la traccia proposta: se la traccia è di ampio respiro, il rischio è certamente quello di avere un elaborato non adeguatamente articolato, privo dei collegamenti fondamentali, poco sistematico, disorganico. Ma anche se la traccia è, per così dire, “casistica” o “giurisprudenziale”, i rischi non diminuiscono: si riscontrano, infatti, analoghe carenze nella parte del tema dedicata alla definizione degli istituti, all’esatta individuazione della questione controversa, al suo inquadramento. 
Le soluzioni giurisprudenziali (specie quelle oggetto delle tracce concorsuali) non sono quasi mai scontate: esse sono il frutto di complesse e delicate riflessioni giuridiche ispirate dalla necessità di risolvere questioni di ampia portata e, il più delle volte, estremamente dibattute, che sono quasi sempre il frutto della difficoltà di conciliare principi fondamentali apparentemente contrastanti. 
E’ francamente impossibile pensare di avvicinarsi al concorso conoscendo ogni caso e ogni soluzione giurisprudenziale. Nemmeno il più attento e preparato dei magistrati può vantare, del resto, un simile bagaglio “culturale”. 
Ciò che è veramente fondamentale per un giurista (specie per un giurista che aspiri a diventare magistrato) è la comprensione del problema, l’individuazione della questione, della ragione per la quale una determinata fattispecie può diventare fonte di soluzioni contrastanti. 
Ciò che fa la differenza, insomma, è saper riconoscere il punto di criticità, il profilo che merita una verifica, un approfondimento, perché oggetto di principi e regole in grado di condurre a conclusioni divergenti. 
Quando si evoca la capacità di ragionamento e di argomentazione si fa riferimento proprio a questo: alla capacità di capire che una determinata questione è effettivamente “problematica” o controversa, perché si colloca come momento di intersezione di istituti, regole e principi che possono far fiorire diverse soluzioni. Si fa riferimento alla capacità di distinguere, di fronte ad una fattispecie, quegli aspetti che meritano un approfondimento e quelli che, invece, possono essere dati per assodati. 
Molti professionisti del diritto, spesso costretti a fronteggiare enormi moli di lavoro, non sempre hanno la materiale possibilità di un aggiornamento quotidiano. Eppure riescono facilmente, di fronte ad una questione giuridica anche “nuova”, ad elaborare un ragionamento e a fornire un ventaglio di soluzioni, a farsi delle domande argomentate. E riescono a farlo ancora prima di conoscere la sentenza “risolutrice” che poi darà magari la risposta che, in quel momento storico, riscuote il consenso della giurisprudenza prevalente.

 

2. Il metodo.

Il vero segreto, allora, è creare un armamentario, un bagaglio di strumenti che consentano di cogliere i momenti di criticità e di elaborare, anche autonomamente, le possibili soluzioni. 
Sarebbe un errore pensare che il candidato che mostra di conoscere perfettamente l’ultima sentenza e di essere in grado di parafrasarne il contenuto sia necessariamente “apprezzato” in sede concorsuale più del candidato che, pur non conoscendo quel precedente, dia prova di essere comunque in grado di comprendere la problematicità della questione e di individuare la possibile  soluzione.
Spesso accade proprio il contrario, perché un tema modellato sull’ultima sentenza può fare nascere il dubbio che quel candidato sia stato particolarmente fortunato, mentre un tema “ricostruito” attingendo a proprie capacità di ragionamento dimostra una maturità e una solidità scientifica che certamente dà ampio affidamento in ordine al livello di preparazione acquisito e all’idoneità ad essere un buon magistrato. 
Un metodo di preparazione volto alla ricerca della sentenza giusta, piuttosto che allo studio trasversale e capillare di ogni materia è, quindi, inevitabilmente “pericoloso”. E’ pericoloso perché la ricerca del precedente è sempre casuale, aleatoria e rischia di diventare solo un colpo di fortuna. 
Rimettere tanti anni di studio e di sacrificio al caso è certamente un rischio che non vale la pena di correre. 
E’ da queste considerazioni che nasce il corso Jusforyou, che ha come sua caratteristica principale proprio quella di puntare sullo studio sistematico degli istituti. L’ambizione è quella di fornire non tanto e non solo un ventaglio di soluzioni “preconfezionate”, ma un ampio bagaglio di strumenti giuridici che consentano al candidato di ricostruire, anche autonomamente, la soluzione della traccia sottopostagli. 
Certo, l’importanza che la giurisprudenza ha assunto nella ricostruzione degli istituti giuridici impone un esame attento di alcune sentenze fondamentali. Ma il metodo proposto non è certamente “casistico”, è al contrario un metodo che parte dall’alto per arrivare alle soluzioni, un metodo il cui obiettivo principale è di aumentare la capacità di ragionamento e di argomentazione. 
Ciò non toglie che spesso gli argomenti trattati a lezione rispecchino fedelmente le tracce che poi escono al concorso, ma la principale ambizione del corso è che il corsista sia in grado di sviluppare anche una traccia su un argomento che non è stato oggetto di specifica trattazione.

 

3. I punti di forza del corso.

A) Il docente unico: tutte le lezioni vengono svolte da uno stesso docente, il che consente di evidenziare i punti di collegamento sia tra istituti di una stessa materia, sia tra diverse branche dell’ordinamento, al fine di privilegiare quella esigenza trasversalità sempre più importante nel diritto moderno. La presenza del docente unico inoltre ha l’effetto positivo di agevolare l’apprendimento del corsista, che riesce più facilmente ad acquisirne l’impostazione e il metodo.


B) Il  rigore scientifico nella definizione dei concetti giudici fondamentali: viene dedicata un’attenzione enorme alla definizione dei concetti giuridici fondamentali, anche quelli che possono sembrare acquisiti o scontati per chi prepara il concorso in magistratura. Lo scopo è quello di avere ben chiari alcuni punti fermi, quei paletti sui quali è sempre possibile appoggiarsi anche nei momenti di più grande difficoltà. A tal fine, accanto al tradizionale tema si svolgono periodicamente esercitazioni mirate il cui obiettivo principale è proprio quello di abituarsi al rigore della definizione giuridica. Ai corsisti viene chiesto di definire per iscritto, in poche righe, alcuni istituti. Il docente corregge personalmente le singole definizioni, ne evidenzia eventuali errori o incompletezze e fornisce quella che, a suo giudizio, è la definizione appropriata. I risultati confermano che l’esercizio costante accresce fortemente il rigore metodologico del corsista.


C)  Semplificazione e chiarezza espositiva:  il corso insegna a “semplificare” gli istituti e i concetti, anche quelli più complessi. In sede concorsuale è fondamentale essere “chiari” e “semplici”. Molti studi, sia di stampo manualistico che di livello monografico, si caratterizzano spesso per un elevato livello di complessità. La quantità di nozioni che il candidato al concorso in magistratura deve elaborare (considerando anche che il tempo a disposizione per la preparazione è sempre poco rispetto alla dimensione della materia di studio) impongono un notevole sforzo di semplificazione, chiarimento e di schematizzazione. L’obiettivo è quello di cogliere, per ciascun istituto, gli aspetti salienti, quelli veramente importanti al fine del concorso, coniugando l’esigenza di completezza con quella di comprensione. 
La lezione viene preparata dal docente individuando, per ciascun argomento, i testi fondamentali e la giurisprudenza di riferimento ritenuta imprescindibile. Lo sforzo del docente è quello di rielaborare questo complesso quadro dottrinale e giurisprudenziale al fine di “consegnare” al corsista un prodotto finito che superi le incertezze e le possibili incomprensioni che inevitabilmente affiorano nello studio individuale. 
A tal fine le lezioni sono “tendenzialmente” autosufficienti, nel senso che per ogni argomento vengono selezionati tutti quei contenuti la cui conoscenza è ritenuta necessaria e sufficiente al fine di elaborare un tema completo su quell’argomento. 
Nella stessa presentazione degli istituti si cerca il percorso di più immediata comprensione per chi ascolta, sul presupposto fondamentale che il principale compito di un corso di preparazione sia proprio quello di risolvere i dubbi e di chiarire i concetti.
Quanti studiano per il concorso in magistratura si confrontano con un bagaglio di nozioni e di materiali pressoché infinto. Il rischio è quello di esserne sommersi. Per questo il corso è attento in questa delicata opera di selezione dei contenuti da trasmettere. 


D) Redazione e correzione dei temi 
L’esercitazione nella redazione del tema è fondamentale. E’ molto importante acquisire uno stile di scrittura fluido e scorrevole, impadronirsi della struttura del ragionamento giuridico, imparare ad impostare il tema nelle sue parti fondamentali (premessa, individuazione della questione, presentazione degli istituti sottesi, presentazione dei punti criticità, richiami giurisprudenziali, individuazione della soluzione, conclusioni). 
I temi vengono corretti personalmente dal docente con giudizi che, oltre al voto numerico, indicano anche i principali elementi di debolezza del tema, i punti da approfondire, i passaggi da migliorare, con un’attenzione sia agli aspetti formali-redazionali che a quelli sostanziali-contenutistici. 
Nell’assegnazione delle esercitazioni si alternano quattro tipi fondamentali di tracce:

1) tracce istituzionali o classiche (che privilegiano la trattazione sistematica di istituti fondamentali);

2) tracce innovative o sperimentali (il cui scopo è quello di richiamare l’attenzione del corsista su argomenti più trascurati dalle tradizionali trattazioni manualistiche, ma che presuppongono capacità di collegamento e ricostruttiva: lo scopo è quello di abituare il corsista ad “improvvisare” ove in sede concorsuale esca una traccia inedita;

3) tracce giurisprudenziali (che richiedono la conoscenza dei principali precedenti giurisprudenziali);

4) tracce trasversali (il cui scopo è quello di sviluppare la capacità di ricollegare istituti, norme e concetti).


E) Dispense e materiali
Il docente per ciascuna lezione seleziona materiali dottrinali e giurisprudenziali. La dispensa ha una funzione duplice. Da un lato, offre i riferimenti fondamentali (le sentenze citate a lezione, i testi dottrinali la cui conoscenza è imprescindibile); dall’altro offre materiali per eventuali approfondimenti individuali (sul presupposto che ciascun corsista ha esigenze e metodi di studio diversi, ci sono materiali per così dire “facoltativi”, la cui lettura è rimessa alla scelta dello studente, al fine di consentirgli di approfondire aspetti che non ha sufficientemente chiarito o che suscitano particolarmente la sua curiosità intellettuale). 
In ogni caso, la selezione dei materiali avviene con la massima cura, cercando di privilegiare testi adatti al concorso, in termini di completezza e semplicità.


F) I risultati
Da quando è nato Jusforyou ha avuto risultati eccellenti. Anche grazie all’impegno dei corsisti, la percentuale dei frequentanti che superano il concorso è molto elevata (attestandosi intorno al 30%) degli iscritti. 
La percentuale di quanti ottengono almeno una o due sufficienze nei tre temi sfiora il 90%. 
Anche se la filosofia del corso non è quella di indovinare la traccia, ma di fornire un metodo di ragionamento, le tracce degli ultimi concorsi in magistratura (sia quelle estratte che quelle della terna) hanno riguardato argomenti puntualmente trattati nel corso delle lezioni, a volte riproponendone pedissequamente il contenuto.